Rischio caduta dall'alto

Sai come prevenire le cadute dall’alto nei lavori in quota?

È in merito alla sentenza n. 42261 del 15/09/2017 che c’è stata l’esigenza di un chiarimento in merito a cosa sia la “caduta dall’alto”. IL CASO: la condanna per il datore di lavoro è di 2 mesi e 20 giorni di carcere, per aver omesso di fornire gli idonei DPI e non aver verificato che

mentre lavorava ad un’altezza di 1.87 m, è caduto.

LA NORMATIVA: il D.Lgs. 106/2009 ha corretto e integrato la precedente norma, art. 122 D.Lgs. 9/4/2008 n. 81 specificando che nei lavori in quota devono essere adottate, seguendo lo sviluppo dei lavori stessi, adeguate impalcature o ponteggi o idonee opere provvisionali o comunque precauzioni atte ad eliminare i pericoli di caduta di persone e di cose” intendendo per Lavori in Quota, l’attività lavorativa che espone il lavoratore al rischio di caduta da una quota posta ad altezza superiore a 2 m rispetto ad un piano stabile.

E’ stato specificato che se quindi sopra i 2 m di altezza si può parlare di Lavori in Quota, e vanno seguite le relative misure di prevenzione dedicate, sotto i 2 m si tratta di lavori sotto quota in altezza e vanno seguite le prescrizioni riportate ai punti 1. 7. 3. dell’Allegato IV del D.Lgs. 81/08, nei quali si indica che “le impalcature, le passerelle, i ripiani, le rampe di accesso, i balconi e i posti di lavoro o di passaggio sopraelevati devono essere provvisti su tutti i lati aperti di parapetti normali con arresto al piede o di difesa equivalenti”. In generale si identifica come altezza minima i 50 cm dal suolo.

Il Datore di Lavoro di quest’impresa quindi risulta colpevole ai sensi dell’art. 590 del Codice Penale, per non aver adeguatamente valutato il tipo di rischio nella predisposizione del POS, non aver predisposto adeguate deleghe per il controllo e la verifica delle corrette procedure di prevenzione e non aver fornito idonei DPI, cagionando gravi lesioni personali al dipendente dell’azienda, dalle quali è derivata una malattia guarita in 60 giorni.

A nulla quindi sono valsi i ricorsi. La Corte di Cassazione ha confermato quanto stabilito dalla Corte d’Appello, limitandosi a ridurre la pena di un terzo, originariamente di 4 mesi di carcere, causa rito abbreviato con sentenza di condanna in riforma della sentenza assolutoria emessa in primo grado (art. 422 cod. proc. pen.).

I DPI, le procedure e le valutazioni di prevenzione sono obbligatorie e necessarie per evitare imprevisti che oltre che pericolosi sono anche onerosi per il datore di lavoro.

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